Notizia di venerdì scorso (26/05), che per i miei gusti è passata un po’ troppo silenziosamente: la sesta Corte Distrettuale d’Appello californiana, ha deciso di proteggere i webmaster di PowerPage dalla furia di Apple.


    Non tutti se lo ricorderanno: la società di Cupertino aveva deciso di fargli causa in seguito alle scottanti rivelazioni sul progetto Q97 (Asteroid), nel tentativo di obbligarli a rivelare i nomi delle “talpe”. Non si esclude che la questione possa andare anche alla Corte Suprema, ma la sentenza è particolarmente interessante… Ne riporto un frammento:


    We can think of no workable test or principle that would distinguish “legitimate” from “illegitimate” news. Any attempt by courts to draw such a distinction would imperil a fundamental purpose of the First Amendment, which is to identify the best, most important, and most valuable ideas not by any sociological or economic formula, rule of law, or process of government, but through the rough and tumble competition of the memetic marketplace.” (Pag. 36).


    Potete trovare qui il PDF (69 pagine).


    In America non esiste un “Ordine” dei giornalisti: esiste invece una “Shield law” (legge-scudo) che protegge la ricerca e la divulgazione delle notizie. A questo punto, non ha più alcun senso parlare di “legittimità” del giornalismo, ma solo di libertà di espressione. Garantita dal Primo Emendamento.


    Il messaggio è chiaro: dal momento che negli U.S.A. le sentenze “fanno legge”, blogger & Co. possono parlare (o scrivere) liberamente.


    La “strategia” con cui la Corte ha evitato di affrontare il problema del rapporto tra l’informazione “orizzontale” (dei blog, ma non solo) e quella “verticale” (dei quotidiani, della televisione…), è assolutamente geniale.


    Semplicemente, non si pone il problema: ognuno è libero di esprimersi come preferisce.


    Con qualche limite (la diffamazione resta un reato), certo, ma non saranno le dinamiche del mercato a poter decidere cosa si può dire e cosa no. Ok, l’America non è il paese dei liberi e nemmeno lì la legge è proprio uguale per tutti, ma ogni tanto qualcosa di luminoso emerge dalla palude dell’ipocrisia e riesce a far pensare.


    Il nostro italico bel paese, che nella Costituzione parla di libertà di espressione in modo decisamente chiaro, forse dovrebbe impegnarsi un po’ di più per garantirla…

    Anche per i blogger.