Memorie di una geisha (il film)

Difficilmente guardo un film senza prima aver letto almeno una o due recensioni, senza essermi fatto un’idea.
Di “Memorie di una geisha”, nulla. Avrei potuto dire che è tratto da un gran bel libro (di Arthur Golden, che non ho letto) e che, dal momento che il produttore è nientemeno che Steven Spielberg, non deve essere troppo male… Ma non sapevo cosa aspettarmi, quindi non ero granché invogliato a noleggiarlo.
Poi, la regia di Rob Marshall e, soprattutto, il ruolo da protagonista di Zhang Ziyi, mi hanno convinto a prenderlo. Meno male!
Da buon occidentale, non ho una visione oggettiva del Giappone: quattro isolette con un sistema economico infernale in cui a stento sopravvivono i residui di un glorioso passato. Uno stereotipo neanche troppo lontano alle realtà, ma che forse dovrebbe servire come stimolo per conoscere un po’ di più sulle lontane terre del sol levante.
“Memorie di una geisha” è un film assolutamente magnifico, di una sublime bellezza che non può lasciare indifferenti. E’ difficile non innamorarsi della bella Chiyo/Sayuri. Da figlia di pescatori venduta per soldi ad affascinante geisha, tra l’invidia di Hatsumomo e gli insegnamenti di Mameha, verso un amore (quasi) impossibile.
E’ un film curato nei dettagli con una precisione quasi maniacale: ogni inquadratura ha un significato, immagini esotiche ed evocative, fotografia impeccabile, ogni dialogo è assolutamente perfetto, non c’è un personaggio che non sia degnamente caratterizzato, non una musica che stoni…
Non ho parole: “Memorie di una geisha” ha classe, mostra un mondo da sempre avvolto nel mistero, racconta una storia di emozioni ben diverse dal supermercato delle commedie che durano al massimo il tempo di un caffè; c’è molto più di quello che potrebbe sembrare, sotto l’estetica del pesante trucco bianco con le labbra troppo rosse.
Devo assolutamente leggere il libro.




