Maria, sempre una fonte di ispirazione, scrive:

È impossibile che “l’essere umano” sia una creazione divina. Se così fosse, Dio si sarebbe accorto dell’errore madornale e avrebbe detto basta.

Credo, invece, che la creazione provenga da Satana, che è riuscito a creare qualcosa che assomiglia molto alla perfezione divina, ma è ben lontano dall’essere perfetto. La terra, no, nella sua bellezza è sicuramente divina, perchè perfetta. Ecco perché l’uomo sta fagocitando la bellezza, distruggendola giorno dopo giorno. In effetti, è più facile fare del male ed è un impegno, uno sforzo, al contrario, perdonare, capire, amare, aiutare…. Probabilmente Dio, nella sua onnipotenza, non può fermare una creazione non sua. Forse Gesù, quando è venuto sulla terra ha voluto, veramente offrire un’opportunità, un’alternativa, all’inesorabile destino verso il quale ci siamo incamminati.

Un dio buono avrebbe creato l’anima e un dio malvagio (o un diavolo) avrebbe creato il corpo?

E dovremmo considerare diversamente il “naturale” dall’umano? (Darwin, salvaci tu!)
Cara Maria, questo è quasi manicheismo: le forze del bene contrapposte a quelle del male in una battaglia eterna. Lo credevano i catari, e sappiamo tutti che fine hanno fatto…

“Buoni cristiani” (si definivano così), ma gnostici, manichei, tolleranti verso le minoranze… In altre parole “pericolosi” per la Santa chiesa di Roma che nel 1’200 ha colto l’occasione delle crociate per sterminarli in un vero e proprio genocidio di stampo nazista (ante litteram, ovviamente).

La dottrina dualistica (contenuta tra l’altro in alcuni Vangeli) solleva più problemi di quanti ne risolve.

Forse anche perché si ingloba nell’enorme contesto cristiano, per sua natura pieno di idee quantomeno sgradevoli: dal peccato originale, o più generalmente dal concetto di peccato, all’idea secondo cui gli uomini dovrebbero “salvarsi”, o almeno “guadagnarsi” il paradiso. Se no, beh, se non ce la fai, sarai condannato ad ustionarti, a bruciare, a carbonizzarti per l’eternità in un posto brutto brutto pieno di omuncoli cornuti.

E’ una visione troppo netta, potrei tranquillamente definirla classista ed addirittura reazionaria (sarà sempre così, fino alla fine del mondo (giudizio universale). Soprattutto, richiede una fede cieca: l’individuo dovrebbe credere nella dottrina senza meterla in discussione e senza pensare con la propria testa.

Anche la versione dei catari, che non prevede un vero e proprio inferno ma un ciclo potenzialmente infinito di reincarnazioni (l’idea alla base del Buddhismo), che durerà fino a che gli uomini non si saranno “elevati” in modo tale da distaccarsi dalla carne e diventare puro spirito, anche questa versione richiede al fedele di credere nella dottrina senza metterla in discussione.

Le tre più grandi religioni occidentali (Ebraismo, Cristianesimo ed Islam) considerano tutte l’uomo ed il mondo come creazioni, ovvero pongono un confine tra cio che è creatore (Dio, o gli dei) e cio che è creato. Questa dicotomia (Dio-Uomo) è la base su cui reggono tutte le “costruzioni” successive (Bene-Male), e tutti i concetti concetti da queste derivati (peccato-salvezza).

Criticare il Cristianesimo “in basso” è tutto sommato inutile: per quanto si possa distruggere, si resterà sempre all’interno di uno schema mentale estremamente limitato (spazio-tempo, dualismo, molteplicità). Ha più senso valutare le alternative… Ad esempio: perché mai io dovrei essere stato creato?

Io non sono creazione, ma emanazione: spazio e tempo sono strumenti che, da buon empirista, uso per conoscere cio che mi circonda (ma che è parte di me), e che dovrei essere in grado di superare. Non c’è il peccato, non ci sono bene e male, non c’è distinzione reale tra me ed altro da me. Esiste “il tutto”, l’unicità.

Questa è all’incirca l’idea di base (solo l’idea di base, non tutta la dottrina) dei Vedanta. Una prospettiva interessante, sicuramente meno chiusa di quella a cui siamo abituati.

A differenza della trinità Ebraismo-Cristianesimo-Islam, non si tratta di un pensiero particolarmente complesso, non da indicazioni particolari su come vivere, non solleva nessun particolare problema intellettuale al di fuori del “dogma” dell’unicità del tutto.

“Dogma”, forse, è addirittura sbagliato definire così questa “constatazione”: la fisica quantistica ha ampiamente dimostrato quanto siano ristrette le nostre conoscenze sul mondo che ci circonda e di cui siamo parte, e sta lentamente arrivando a dimostrare in modo scientifico (come se la teoria della relatività non bastasse) come tutto sia indissolubilmente legato. Se già parlare di altre dimensioni non è più fantascienza, dove arriveremo tra poco?

Ecco, finalmente una “fede” oculata, molto probabilmente dimostrabile, ma che resta “fede”: tanto quanto lo è credere che esistano concetti astratti quali “verità” o “giustizia”. Possiamo dire che, finalmente, Dio è stato superato?

Vale la pena rifletterci su. ;-)