/ This blog16 January 2007 11:05 pm

L’ultimo post, sul keynote, l’ho scritto a più riprese, tra un giorno e l’altro, leggendo un po’ in giro.

Il risultato è assolutamente scarso: ci sono un sacco di ripetizioni, i paragrafi sono messi un po’ a caso, la punteggiatura non ha alcun senso… Cose che capitano. Comunque il senso è che non avevo granché voglia di correggerlo, ci avrei probabilmente messo più tempo che a riscriverlo integralmente.

Per questa volta passi.

Spazio Spazio Spazio

/ Mac 9:00 pm

Con molta calma, mi sono guardato il Keynote, ci ho riflettuto un po’...

Andado in ordine, Apple TV.

Apple TV permette di collegare (ovviamente senza fili) uno o più Mac (o PC) ad un televisore. L’idea non è male, e certamente la realizzazione tecnica non lascia a desiderare (40 Gb di Hard Disk, Wi-Fi 802.11n, Ethernet 10/100 Base-T, porta HDMI)... Il sistema si interfaccia esclusivamente con iTunes (e questo è un difetto), riproduce i contenuti video solo nei formati H.264 (protetto e non) ed MPEG-4, ed i contenuti audio solo nei formati AAC (protetto e non), MP3 VBR, Apple Lossless, AIFF e WAW.

Carino, la maggior parte dei Mac-utenti si troverebbe benissimo, ma è sicuramente un sistema poco flessibile. Non è neanche un lettore DVD, ma sarebbe superfluo. E, domanda da non sottovalutare, è veramente utile? (In America vendono i film su iTunes Store...). 299 €.

Probabilmente, l’Apple TV è stato “buttato nella mischia” così, senza pensarci troppo, forse potrebe tornare utile in futuro.

Andando in ordine, iPhone.

Musica, telefonia ed internet su un luminoso schermo da 3,5 pollici.

L’innovazione principale è il sistema di input: non più una tastiera od un pennino, ma semplicemente le dita (futuristico, vero?). Il che è molto naturale, sicuramente molto intuitivo, ma presenta svariati problemi a livello tecnico.

In primo luogo, il materiale di cui è fatto lo schermo non deve rigarsi o danneggiarsi facilmente. Ed in linea teorica non dovrebbe neanche sporcarsi, perché da acceso potrà anche sembrare immacolato, ma se poi appena lo si spegne compaiono le ditate l‘effetto non sarebbe granché. Questione di materiali, quindi, è presto per fare previsioni. Sappiamo però che lo schermo è rigido, e reagisce al contatto con le dita esattamente come la Click-Wheel degli iPod. Questo vuol dire che non c’è nessun feedback, sarà praticamente impossibile scrivere un SMS (o fare una cosa qualunque) senza guardare costantemente lo schermo. E, difetto nel difetto, sarà impossibile utilizzare l’iPhone con una sola mano, fatta eccezione per le cose più semplici (tipo accettare una chiamata in arrivo).

Eppure, per quanto scomodo possa essere, proprio le cose più semplici (telefonare, scrivere un SMS, “sfogliare” la rubrica) grazie all’interfaccia acquisiscono un look and fill divertente, a modo loro diventano “giocose”. Oltre che estremamente intuitive, certo. La semplicità potrebbe essere il principale punto di forza dell’iPhone, un cellulare che probabilmente saprebbe usare anche mia nonna, anni avanti rispetto all’offerta attuale.

Passa quasi in secondo piano, ma la capacità dell’interfaccia di “adattarsi” alle necessità dell’utente simulando diversi dispositivi di input è qualcosa di mai visto prima. Per il momento non si è visto, ma spero proprio che utilizzino il touch screen per farci un equalizzatore come si deve, visto che è anche un iPod e non tutti ascoltano solo gli U2.

Nel Keynote, Jobs ha scritto un po’ con la tastiera QWERTY “virtuale” e vista così sembrava molto convincente, segno che il predictive text funziona, ma per momento difficile dire se sarà poi veramente così comoda.

Tanti dubbi, poi forse per nulla, magari poi è tutto meraviglioso come sembra e facciamo solo fatica a crederci. Un po’ come ridimensionare le foto alla Minority Report, è spaziale.

L’iPhone permette anche di navigare in Internet con Safari (ovviamente in versione ridotta) e di consultare Google Maps. Eppure non è uno smarphone, ma un cellulare. Un super-cellulare, se vogliamo. Apple non ha avuto la pretesa di creare un (inutile?) quasi-computer portatile, ma solo di rinnovare la concezione corrente di telefono. L’idea, in altre parole, non è quella di farci girare Microsoft Excel, ma di farci girare il semplice software di un “qualunque” cellulare, “potenziato” con un sistema di gestione della musica identico a quello dell’iPod e con le funzioni più semplici ed utili di un qualunque computer connesso ad internet (posta elettronica, navigazione, Google Maps). Nulla di più. Un approccio filosofico molto più libero e dinamico, molto più “alla mano”. Digital lifestyle: quello che Apple sta facendo non è costruire nuove città, ma costruire ponti che uniscano le città della musica (iPod+iTunes), della telefonia (iPhone), dell’informatica nel senso classico del termine (Mac OS), della creatività (iLife), della produttività (iWork, M$ Office) e dell’home entertainment (Apple TV) in un ecosistema aperto, libero di evolversi.

D’altro canto, l’idea di uno strumento così “open” si scontra con i DRM (ma quelli li conosciamo, ci siamo abituati) e con la chiusura del software (in stile iPod): sembra che Apple voglia mantenere uno stretto controllo sull’iPhone, forse per garantirsi il supporto dei carrier (Cingular negli USA); in questo caso difficilmente avremo una versione mobile di Skype (sarebbe il paradiso). E blindare un versione ridotta di Mac OS X appositamente sviluppata sarebbe un vero peccato.

Tecnologicamente, a livello di puro Hardware, l’innovazione non si ferma allo schermo: iPhone integra un accelerometro (od un inclinometro?), un sensore di luminosità ed un sensore di prossimità. Si può ben dire che si adatterà magicamente all’uso che ne facciamo. GSM Quad-band, EDGE, Wi-Fi 802.11b, Bluetooth 2.0 EDR… In futuro 3G (UMTS)... Però, meraviglia delle meraviglie, tutta la tecnologia attualmente disponibile non è onnipotente: se utilizzato “delicatamente” (ovvero, solo ascoltando musica) la durata della batteria si ferma a 16 ore (dichiarate), che scendono a 5 se l’utilizzo si fa più “intenso”. A mio avviso non pregiudica l’acquisto, ma non è un tempo accettabile. E sfortunatamente per noi non esiste ancora una tecnologia per il riconoscimento della scrittura “a mano libera” veramente efficace: Apple ci aveva provato secoli fa con il glorioso Newton. Risultati non esaltanti, ma era tremendamente più innovativo: il primo palmare della storia era solo troppo “avanti” per il suo tempo, e non ha avuto il successo che meritava. Così avanti che molti dei palmari e degli smartphone attualmente in commercio non sono ancora al suo livello.

Comunque, non facciamo paragoni impossibili.

Negli USA a giugno 2007: 499$ per il modello da 4 Gb, 599 $ per quello da 8 Gb. In Europa verso fine 2007 con tante belle speranze.

Non se n’è parlato ma, Airport Extreme.
Wi-Fi 802.11n, Airport Extreme permette di collegare tra loro fino a 50 computer. Una porta USB per condividere una stampante od un Hard Disk. Tre porte Ethernet LAN 10/100. Ho detto tutto.

Infine, Apple.

“Apple Computer Inc.” diventa “Apple Inc.”. Apple (e basta) molto probabilmente continuerà a fare ottimi computer, e molto probabilmente resteranno il suo business principale, ma non sono più il centro nevralgico della sua strategia. Senza malignità.

Un po’ mi spiace.

Comunque, nonostante Cingular, Google e Yahoo!, è stato un keynote migliore del solito, frizzante, con due inaspettati colpi di scena e ben 15 “Boom”. Non si è parlato dei Mac (appunto), niente Leopard, niente iPod; perché qualunque novità sarebbe stata oscurata dall’iPhone? Ok, ma forse anche perché hanno in serbo per noi ancora qualcos’altro di stupefacente e (buon segno) ci stanno ancora lavorando.

Spazio Spazio Spazio