
Ovvero: Verba volant, scripta manent.
E’ anche legittimo chiedersi il perché di questo scrivere. O, più che altro, il perché pubblicare scritti simili su un blog.
Perché in fin dei conti io lo conosco il motivo del mio scrivere: scrivo perché mi rilassa, perché mi permettere di riflettere rallentando lo scorrere dei pensieri, perché permette di coglierne le sfumature, perché scrivere è un atto catartico, ci si sente meglio dopo aver scritto, perché scripta manent e abbiamo tutti paura di dimenticare, perché è piacevole assemblare le parole anche solo come esercizio di stile, perché scrivere è un’attività a suo modo nobile, prerogativa umana, perché è piacevole anche rileggersi, correggersi, migliorarsi, perché scrivere su carta è rubare al tempo un attimo per se’ stessi, e lo si può fare ovunque e comunque, perché a tratti è bello anche interpretare la propria illeggibile calligrafia, perché battere i polpastrelli sulla tastiera in fin dei conti è piacevole, ma non quanto scrivere a mano, in matita (o con un portamine, e mine 2H, per essere precisi), e ancora, perché mille altri motivi tra loro collegati e concatenati, coerenti e contraddittori, complementari e supplementari.
E, per quanto riguarda il pubblicare simili scritti su un blog, in netto contrasto con la regola che mi ero imposto di parare di me stesso il meno possibile, beh, perché il blog… Ovvero, lo scrivo, così poi lo metto sul blog. Forse per esibizionismo, forse perché mi aspetto di essere letto ed essere letto è nella natura del testo scritto, ed essere letti e ricevere commenti è bello, forse perché scrivere per il proprio pubblico (un po’ i venticinque lettori del Manzoni) è un buon pretesto per scrivere per se’ stessi. Credo siano un po’ questi i motivi del mio pubblicare.
La regola, parlare di se’ stessi il meno possibile, ora la ritengo superata. Almeno come regola, quanto ad indicazione di principio va’ benissimo.
(Che poi uno dice, scripta manent, ma qua siamo solo dei bit, dati persi nella grande rete, Dio solo sa cosa ne resterà.)