/ This blog, / Photo, / Life, / Serious28 May 2007 10:01 am

Tastiera

Ovvero: Verba volant, scripta manent.

E’ anche legittimo chiedersi il perché di questo scrivere. O, più che altro, il perché pubblicare scritti simili su un blog.

Perché in fin dei conti io lo conosco il motivo del mio scrivere: scrivo perché mi rilassa, perché mi permettere di riflettere rallentando lo scorrere dei pensieri, perché permette di coglierne le sfumature, perché scrivere è un atto catartico, ci si sente meglio dopo aver scritto, perché scripta manent e abbiamo tutti paura di dimenticare, perché è piacevole assemblare le parole anche solo come esercizio di stile, perché scrivere è un’attività a suo modo nobile, prerogativa umana, perché è piacevole anche rileggersi, correggersi, migliorarsi, perché scrivere su carta è rubare al tempo un attimo per se’ stessi, e lo si può fare ovunque e comunque, perché a tratti è bello anche interpretare la propria illeggibile calligrafia, perché battere i polpastrelli sulla tastiera in fin dei conti è piacevole, ma non quanto scrivere a mano, in matita (o con un portamine, e mine 2H, per essere precisi), e ancora, perché mille altri motivi tra loro collegati e concatenati, coerenti e contraddittori, complementari e supplementari.

E, per quanto riguarda il pubblicare simili scritti su un blog, in netto contrasto con la regola che mi ero imposto di parare di me stesso il meno possibile, beh, perché il blog… Ovvero, lo scrivo, così poi lo metto sul blog. Forse per esibizionismo, forse perché mi aspetto di essere letto ed essere letto è nella natura del testo scritto, ed essere letti e ricevere commenti è bello, forse perché scrivere per il proprio pubblico (un po’ i venticinque lettori del Manzoni) è un buon pretesto per scrivere per se’ stessi. Credo siano un po’ questi i motivi del mio pubblicare.

La regola, parlare di se’ stessi il meno possibile, ora la ritengo superata. Almeno come regola, quanto ad indicazione di principio va’ benissimo.

(Che poi uno dice, scripta manent, ma qua siamo solo dei bit, dati persi nella grande rete, Dio solo sa cosa ne resterà.)

Spazio Spazio Spazio

/ Serious18 April 2007 10:44 pm

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Ovvero: Dimettetevi.

Se Grillo si candidasse alle prossime elezioni… Non sulla fiducia, ma su iniziative come Riprendiamoci Telecom, che saranno pure populiste ma ma sono una possibile risposta democratica ai problemi del paese.

Qui sopra il filmato integrale dell’intervento da SkyTG24: merita di essere visto.

http://www.beppegrillo.it/

Spazio Spazio Spazio

/ Life, / Serious12 February 2007 10:52 pm


Wii (5/9)

Dopo un po’ di ore a giocare (il mio nuovissimo Wii sta ancora scodinzolando), penso di poter scrivere qualcosa.

Eppure, descrivere a parole la sensazione che si prova utilizzando il Wii Remote come se fosse una racchetta da tennis è tremendamente difficile. Impossibile forse, ma ci proverò.

Perché il primo impatto con i Wii Sports non è un’illuminazione: la semplicità estrema e la spontaneità con cui ci si muove (e ci si rende ridicoli, visti da occhi esterni) è così sorprendente da nascondere il prodigio tecnico. Si tratta infatti di meccaniche di gioco che si acquisiscono istantaneamente, senza tempo perso a familiarizare con i comandi, ma che sono in realtà abbastanza complesse da padroneggiare. A mente fredda non si può evitare di meravigliarsi, ma giocando è tutto così spontaneo da sembrare irreale.

Ecco, a parole non so descriverla, la sensazione di avvicinarsi ad una nuova frontiera del gioco, di avere tra le mani una rivoluzione e di non rendersene conto. Spontaneità, è la parola chiave.

Questo vale per tennis, pugilato, baseball, golf e bowling.

Quanto a Zelda, qui le cose cambiano: la mente razionale solleva dei problemi.

The Legend of Zelda: Twilight Princess non è assolutamente paragonabile ai Wii Sports, la meccanica gioco richiede meno movimento fisico e più ragionamento. Ed il sistema di controllo, ovviamente, non può limitasi al solo Wiimote ed alla pressione di un solo tasto.

Il gioco in se’ è bellissimo, bellissimo: la trama, molto lineare, alterna giorno e notte: fasi di combattimento, di esplorazione, tempo dedicato a risolvere gli enigmi (geniali, nella loro semplicità), tempo dedicato ai dialoghi ed al proseguimento della storia. Ed ovviamente, fasi con Link sotto forma umana e fasi con Link sotto forma di lupo. Ma non è del gioco in se’ che voglio parlare: chi conosce Zelda sa di cosa parlo e chi non lo conosce di certo non lo capirà leggendomi.

Il sistema di controllo, dicevo si articola sul Wiimote con la croce direzionale (oggetti, parlare con Midna, o sotto forma di lupo per… niente spoiler!), i tasti A (azioni varie) e B (oggetto selezionato); e con il Nunchuck: levetta analogica (spostamento), C (Visuale in prima persona) e Z (puntamento). Gli altri tasti del Wiimote sono per la mappa e l’inventario.

Si noterà la mancanza di un tasto di attacco: per utilizzare la spada è sufficiente “agitare” il Wiimote (e/o il Nunchuck). Link si limita ad eseguire dei movimenti prestabiliti, ma tutto sommato va bene così. Manca anche un tasto per roteare la telecamera a piacimento ed uno per “raddrizzarla”, ma giocando non se ne sente molto la mancanza, e la funzione di puntamento (Z) in parte ne riveste le funzioni. Manca un tasto per saltare, e anche qui non se ne sente la mancanza.

Molto interessante è la possibilità di “puntare” lo schermo: tirare con la fionda (o con l’arco) diventa molto naturale, e molto divertente.

La vera comodità, nell’apparente inadeguatezza della struttura Wiimote+Nunchuck applicata ad un gioco come Zelda, consiste nella possibilità di tenere le mani lontane tra loro anziché ancorate entrambe ad un joypad. Sembra un dettaglio, un particolare irrilevante… E invece è qualcosa di magnifico, permette di stare comodi accasciati in poltrona, in una posizione relativamente naturale.

Ed è forse per questo, oltre che per la possibilità di puntare direttamente lo schermo, che dopo aver provato il Wii è così difficile riaccendere la PS2: sembra di tornare indietro di cinquant’anni.

Spazio Spazio Spazio

/ Serious8 February 2007 8:23 pm

Sasaki Fujika lo leggo spesso, e spesso non sono d’accordo, ma spesso mi offre spunti di riflessione di un certo interesse. Questa volta colgo la palla al balzo:

Start spreading the news


In Italia (se l’ho già detto non ricordo proprio dove) secondo me dovrebbe farlo il Manifesto. Io l’ho sempre letto e comprato il Manifesto. Ho anche pagato la famosa copia da 100 mila lire. A me piace il Manifesto. Ma è finito, come molti altri quotidiani; è che degli altri altri me ne frego di più, al Manifesto sono affezionato è per questo che glielo consiglio: chiudete e restate solo su web. Si può fare tanto su web. Fatelo meglio.


[...]

Sono d’accordo, Il Manifesto è un gran giornale, lo compro quasi tutti i giorni (il lunedì non esce) ed insieme al caffè è diventato una sorta di rito. Forza dell’abitudine, ma anche un po’ sana ammirazione per un giornale di qualità, e di cui condivido quasi totalmente l’allineamento politico.

E’ anche un giornale in crisi, che rischia di chiudere e sopravvive solo grazie all’impegno dei suoi devoti lettori. Nel bene e nel male, però, non so se spostarsi integralmente sul web sia una buona idea.

Sarò un tradizionalista, ma come il caffè mi piace prenderlo al bar (e aborro le macchinette automatiche mangiamonete), il giornale mi piace sfogliarlo. Voglio la consistenza e l’odore della carta stampata, sentire i polpastrelli che scivolano sull’inchiostro. Non mi vedo ad abbonarmi alla versione online, ed a leggerlo sul computer.

Inoltre, internet è per sua natura un mezzo veloce, sintetico, che si legge di fretta, con tante finestre aperte, con iTunes di sottofondo che suona qualcosa tipo dei Coldplay e con le dita pronte sul mouse a passare da Punto Informatico a Lamerotanti. Se il classico articolo di giornale sulla carta stampata resta insuperato, su internet si scontra inevitabilmente con la comunicazione informale dei blog. E tra i due, vince la seconda.

Spostare Il Manifesto su internet (al di la’ dell’esperimento poco riuscito di Chip&Salsa, del buon Franco Carlini) vorrebbe dire snaturarlo, cambiarlo, fargli perdere buona parte di quel fascino sulfureo che lo contraddistingue. Cosa che aprirebbe vari orizzonti, sarebbe interessante, ma gioverebbe al business?

Secondo me no, o almeno non subito.

Avrebbe invece senso sfruttare la notorietà del nome per avviare un para-Manifesto esclusivamente online, in cui sperimentare nuove forme di comunicazione e nuovi modelli di business, ma senza rinunciare all’irrinunciabile carta stampata.

E forse avrebbe successo, non lo so, mi piacerebbe che ci provassero.

Spazio Spazio Spazio

/ Serious27 January 2007 5:53 pm

Il problema del Giorno della Memoria non è tanto (perdonatemi il giro di parole) la memoria: l’olocausto si tiene in vita grazie alle testimonianze finché c’è ancora qualche deportato vivo, ai documentari, ai film. Non è neanche il senso di orrore che qualunque essere umano dovrebbe provare davanti alla violenza. E non è nemmeno l’istituzionalizzazione della ricorrenza: difficile confondere uno dei più grandi genocidi della Storia con San Valentino.

Il problema è nel ricordare solo il genocidio, solo l’orrore. Una volta che abbiamo vivide nella mente le immagini dei campi di concentramento nazisti, saremo in grado di impedire che la storia si ripeta?

No, perché le immagini mostrano solo le vittime, solo la violenza, e nascondono le dinamiche politiche, economiche e culturali che hanno creato il contesto sociale in cui ha avuto luogo l’olocausto. Mostrano il “cosa”, ma non il “come”. Il risultato finale è qualcosa di simile ai “Due Minuti d’Odio” descritti da George Orwell in 1984: siamo chiamati a provare compassione/pietà per le vittime ed odio/paura per i carnefici. Ma è solo un’emozione, poco più dello sbavare dei cani di Pavlov: condizionamento mentale.
Impedire il verificarsi di una nuova Shoah vuol dire anche stare attenti a come si muovono i politici, combatterli se necessario, seguire il corso degli eventi.

Se la Storia non viene presentata come un’entità organica, complessa, in tutte le sue sfaccettature, e se non viene percepita come la base su cui si fonda il presente, allora non serve.

E proprio non vorrei che il 27 gennaio diventi puro intrattenimento, l’auto-commozione che quanto siamo bravi che ci commuoviamo per le vittime quanto siamo bravi.

Spazio Spazio Spazio